
Per gli storici l'assedio di Sarajevo ha costituito la pagina finale più appropriata di un secolo che ci ha dato conflitti mondiali, armi nucleari, distruzioni immani, genocidi. Siamo proprio a Sarajevo: è un giorno di fine maggio nella città assediata e la gente fa la coda al mercato per comprare il pane. Un colpo di mortaio cade nel bel mezzo della folla e uccide 22 persone.
Vedran Smailovic, violoncellista dell'orchestra cittadina, decide di onorare le vittime e per 22 giorni si siederà col suo strumento nel punto dove è avvenuta la strage, per suonare l'Adagio di Albinoni. Probabilmente non sa nemmeno che l'Adagio è stato tratto da un frammento manoscritto trovato fra le rovine di Dresda dopo il terribile bombardamento e incendio che distrusse la città tedesca. La musica è sopravvissuta alla distruzione e forse è per questo che la suona nella piazza martoriata della città bosniaca, proprio dove la gente è morta mentre comprava il pane. Qualcosa deve sopravvivere all'orrore.
Nessun commento:
Posta un commento